Una volta che il Buddha fu rimasto a Rājagaha quanto voleva, si avviò verso Sāvatthī. Passo dopo passo, giunse a Sāvatthī, dove dimorò nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika. Il Venerabile Puṇṇa sentì che il Buddha era arrivato a Sāvatthī. Allora riordinò il proprio riparo e, prendendo la propria ciotola e abito, si avviò verso Sāvatthī. Alla fine giunse a Sāvatthī e al Bosco di Jeta. Andò dal Buddha, si inchinò, e si sedette a lato. Il Buddha lo educò, incoraggiò, entusiasmò, e ispirò con un sermone. Poi, avendo tratto piacere e gioito in ciò che il Buddha disse, il Venerabile Puṇṇa si alzò dal proprio posto, si inchinò, e circumambulò il Buddha, mantenendolo alla propria destra. Poi andò nella Foresta Oscura per la dimora quotidiana. Allora un certo monaco andò dal Venerabile Sāriputta, e gli disse: “Fratello Sāriputta, il monaco di nome Puṇṇa, di cui hai spesso parlato bene, dopo essere stato ispirato da un sermone del Buddha, è partito per la Foresta Oscura per la dimora quotidiana”.