Detto ciò, Anāthapiṇḍika pianse e scoppiò in lacrime. Il Venerabile Ānanda gli disse: “Stai spegnendoti, laico? Te ne stai andando, laico?” “No, Signor Ānanda. Ma è da molto tempo che rendo omaggio al Buddha e agli ammirevoli monaci. Eppure, non ho mai sentito un sermone così prima d’ora” “Laico, un sermone così non colpisce quando viene insegnato ai laici vestiti di bianco. Piuttosto, colpisce quando viene insegnato a chi ha lasciato casa” “Beh, allora, Signor Sāriputta, che un sermone così colpisca quando viene insegnato anche ai laici vestiti di bianco! Ci sono giovani con poca polvere negli occhi. Sono in declino poiché non hanno sentito l’insegnamento. Ci saranno quelli che capiscono l’insegnamento!” E una volta che i venerabili Sāriputta e Ānanda ebbero dato al laico Anāthapiṇḍika questo consiglio, si alzarono dai propri posti e se ne andarono. Non molto dopo che se ne erano andati, Anāthapiṇḍika morì e rinacque tra la schiera degli Angeli Gioiosi. Poi, a notte fonda, l’angelo glorioso Anāthapiṇḍika, illuminando tutto il Bosco di Jeta, andò dal Buddha, si inchinò, rimase a lato, e si rivolse al Buddha in poesia: “Questo è davvero quel Bosco di Jeta, frequentato dalla comunità di veggenti, dove il Re dell’Insegnamento dimorò: mi dà gioia! Azioni, conoscenza, e principio; condotta morale, sostentamento eccellente; attraverso questi i mortali vengono purificati, non per famiglia o ricchezza. È per questo che una persona astuta, vedendo ciò che è bene per sé stessa, deve esaminare l’insegnamento in maniera lungimirante, e venirne purificato.