Inoltre, immaginate che un monaco veda un cadavere scartato in un cimitero, uno scheletro con carne e sangue, tenuto insieme dai tendini … Uno scheletro senza carne ma cosparso di sangue, e tenuto insieme dai tendini … Uno scheletro senza carne e sangue, tenuto insieme dai tendini … Ossa senza tendini sparse in ogni direzione. Qui l’osso di una mano, lì l’osso di un piede, qui uno stinco, lì un femore, qui un bacino, lì una costola, qui una vertebra, lì l’osso di un braccio, qui un osso del collo, lì una mandibola, qui un dente, lì il cranio … Ossa bianche, del colore delle conchiglie … Ossa decrepite, ammucchiate in una pila … Ossa marce e sbriciolate in polvere. Li confronta con il proprio corpo: ‘Anche questo corpo è di quella stessa natura, di quello stesso tipo, e non può andare oltre a questo’. Mentre dimora così, diligente, fervido, e risoluto, i ricordi e i pensieri della vita laica vengono abbandonati. La sua mente si placa internamente, si stabilizza, si raccoglie, e si concentra. Anche così è come un monaco sviluppa la consapevolezza del corpo.