Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 477
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Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika. In quel periodo, nel regno del Re Pasenadi di Kosala, c’era un bandito di nome Aṅgulimāla. Era violento, sanguinario, un assassino incallito, spietato nei confronti degli esseri viventi. Radeva al suolo villaggi, città, e Paesi. Uccideva costantemente la gente, e ne indossava la dita come collana. Al mattino il Buddha si vestì e, prendendo la propria ciotola e abito, entrò a Sāvatthī per l’elemosina. Poi, dopo il pasto, al ritorno dalla questua, riordinò il proprio riparo e, prendendo la propria ciotola e abito, si incamminò per la strada che portava da Aṅgulimāla. I mandriani, i pastori, i fattori, e i passanti lo videro sulla strada,

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