Discorsi medi: I cinquanta di mezzo
ฉบับแปลอิตาลี · Volume 13 · Page 77
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“Laico, il re e la sua corte ti conoscono come un discepolo del giainista Ñātika. Noi ti dobbiamo ricordare come discepolo di chi?” Detto ciò, il laico Upāli si alzò dal proprio posto, si aggiustò l’abito su una spalla, alzò le mani giunte verso il Buddha, e disse al giainista Ñātika: “Beh, Signore, ascolti di chi sono discepolo: Il saggio, libero dall’illusione, senza aridità, vincitore in battaglia; senza preoccupazioni e così equilibrato, con virtù di un anziano e saggezza di un santo, immacolato nel mezzo di ogni cosa: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo. Non ha indecisione, è soddisfatto, gioioso, ha sputato l’esca del mondo; ha completato il compito ascetico da umano, un uomo che porta il suo ultimo corpo; è senza eguali, senza macchie: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo. È libero dal dubbio, è sano, è un ammaestratore, un eccellente auriga; supremo, con qualità brillanti, fiducioso, la sua luce brilla; ha tagliato la presunzione, è un eroe: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo. Il toro capo, immensurabile, profondo, sagace; il creatore del santuario, veggente, saldo in principio e contenuto; ha sciolto le sue catene ed è libero: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo. È un gigante, vive remoto, ha eliminato le catene ed è libero; abile nel dibattito e puro, con stendardo abbassato, senza desideri; domato, non prolifera: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo. È il settimo dei saggi, libero dall’inganno, con tre conoscenze, ha ottenuto la divinità, battezzato, conosce la filologia, tranquillo, comprende la conoscenza; È Sakka l’Abile, Purindada il Primo Donatore: lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.

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